Dal neo Sindaco di Padova ci saremmo aspettati una particolare attenzione ai 13.000 padovani over 75 molti dei quali soli, ai 50enni espulsi dal mercato del lavoro e che non trovano ri-collocazione, ai giovani e brillanti cervelli costretti a cercare un lavoro all’estero, alle centinaia di papà separati che chiedono aiuto e un luogo dove poter incontrare i propri figli, alle giovani coppie che chiedono una casa per sposarsi e formare quella famiglia naturale pilastro della nostra società, alle famiglie con disabili che incappano quotidianamente nella burocrazia, o alle vittime di Equitalia e delle banche truffa. E invece nel suo blando intervento, tra le righe di quei fogli da compitino letti in ansia, solo parole per l’accoglienza e per i 30.000 immigrati e la “preoccupazione” di far loro voce, con riferimento alla banale quanto inutile consulta degli stranieri per regalare una poltrona in quel consiglio dove altri sono stati, faticosamente e legittimamente, eletti dal popolo. Peccato perché ha perso un’occasione per dimostrare di conoscere i reali problemi che ci affliggono. Non basta amare padova, caro Giordani, bisogna amare i padovani!

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